Cardinal Re, una vita accanto a santi

11.08.2014 09:43

Non solo i due papi “seminatori di speranza” Roncalli e Wojtyla, ma anche Paolo VI e Francesco, senza dimenticare Luciani e Ratzinger. È di eccezionale qualità, intensità e grandezza l’esperienza del cardinal Giovanni Battista Re, da Borno-Valcamonica, a contatto coi massimi rappresentanti della Chiesa degli ultimi cinquant’anni. Se ai tempi del papa buono Giovanni XXIII era ancora studente universitario a Roma ed ebbe con il protagonista del Concilio Vaticano II contatti sporadici e “da lontano”, ben diversa è la storia del porporato camuno con Paolo VI e soprattutto con Giovanni Paolo II. Già segretario del sostituto della Segreteria di Sato mons. Benelli all’epoca di Montini, la collaborazione con il papa polacco, che lo volle prima vescovo e poi cardinale, fu continuativa per gli oltre ventisei anni del suo lungo pontificato.
Accompagnato dal parroco di Trigolo (CR), Don Giuseppe Ferri, tramite il quale il vicesindaco Bruno Corvi era entrato in contatto con lui tempo addietro e aveva avuto la brillante idea dell’incontro pubblico di ieri sera, il cardinal Re è apparso in gran forma e ha dispensato storia, aneddoti e alla fine strette di mano e sorrisi con molti dei numerosi fedeli convenuti presso il santuario di Maria Ausiliatrice per udirlo. Moderato – si fa per dire – da Francesco Gheza,  ospite gradito del custode di casa Don Augusto Azzalini, l’augusto porporato ha tenuto una sobria e allo stesso tempo intensa conferenza dal titolo Il segreto del fascino dei due papi santi. A inizio cerimonia gli ha portato il benvenuto e i saluti, a nome dell’Amministrazione comunale e della popolazione, il sindaco Carla Cioccarelli, che non ha voluto mancare per la seconda volta in pochi giorni ad un evento presso il santuario aprichese. Presenti accanto al primo cittadino anche quello di Corteno Golgi, Martinotta, il viceprefetto di Sondrio Angeri e i parroci di Teglio, Corteno Golgi e Darfo Boario Terme.
Molto ricca la narrazione relativa a San Giovanni Paolo II, che volle Re accanto a sé praticamente dall’inizio. Di lui ha detto: “È stato il leader morale più importante del suo tempo. E la prima caratteristica del suo pontificato, il suo movente primario, sono stati religiosi, non politici o altro.” Il famoso “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo”, pronunciato all’inizio del suo pontificato, è stato il motivo ispiratore di tutta la sua opera, ha precisato Re. “Il papa polacco era uomo di certezze, non di dubbi. Riguardo alle questioni che gli si presentavano, al massimo prendeva del tempo dicendo di volerci pregare sopra, ma poi decideva e andava dritto per la strada presa. Mi colpiva specialmente l’intensità della sua preghiera, la capacità di concentrazione e persino di estraniazione da tutto ciò che gli stava intorno. E ciò accadeva quando pregava o si ritirava in contemplazione, spesso da solo, perché era un mistico.” 
Eloquente e gustoso, infine, l’episodio riguardante papa Francesco: Re, che avendo in qualità di cardinale un’abitazione in Vaticano, ha avuto recentemente ospite a pranzo papa Bergoglio. Ebbene, come ogni buon invitato, l’ospite non è arrivato all’appuntamento a mani vuote, ma ha portato due bottiglie di vino per contribuire alla spesa. Dal canto suo, Don Augusto ha ricordato che aveva concelebrato alcune volte con Giovanni Paolo II e che in un’occasione lo aveva anche invitato a venire in Valtellina. “Ah, la Valtellina, la Valtellina!”, gli aveva risposto Wojtyla. Con una punta di orgoglio, il parroco aprichese ha concluso che durante la sua visita pastorale a Como, della cui diocesi Sondrio fa parte, l’ultimo papa santo aveva comunque accettato l’invito, sorvolando perlomeno la valle in elicottero.
A. Stefanini

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