MM: I TEMPI DELL'AVVENTURA di Bruno boni

30.09.2012 09:14

(a sx) Bruno Boni con l'allora Presidente

dell’Automobile Club Brescia Francesco Whurer

(a dx) Carla Boni con la figlia equipaggio

più volte vincitore della classifica delle Dame


La Mille Miglia riempie le pagine della storia sportiva e rappresenta, nella memoria, una fiaba, un racconto, che la realtà trasfigura in immagini di entusiasmo e di amore per i grandi protagonisti.Nata nel 1927, momento di crisi dell'automobilismo, la corsa pareva folle, nel suo percorso di 1600 chilometri fra strade sconnesse e certamente non asfaltate. Già la prima edizione aveva rappresentato un severo collaudo per le macchine ed era stata un incentivo per il miglioramento della rete stradale che si stendeva su quasi tutta l'Italia. Sembrava un'impresa ardua ed impossibile, ma i risultati erano stati straordinari ed i 1628 km della corsa percorsi alla media di 77,238 km orari; vincitori Minoia e Morandi che guidavano una macchina bresciana: l'indimenticabile OM.
Grande successo organizzativo, macchine e piloti erano espressione della capacità creativa della nostra gente, merito dei promotori Mazzotti, Maggi, Castagneto e Canestrini. Delle edizioni prima della guerra mondiale mi piace ricordare un episodio esaltante per noi giovani di allora: nel 1930 Tazio Nuvolari, pilota leggendario, vinse superando la media di 100 km all'ora. Parlando di Tazio, ricordo anche un'altra edizione vinta dal grande Varzi, dopo un duello a fari spenti del mantovano nella speranza di superare il suo antagonista. Dopo la guerra i promotori Canestrini, Castagneto ed il conte Maggi hanno lavorato per la rinascita della Mille Miglia. L'impresa sembrava impossibile: la guerra aveva distrutto ponti e devastato strade: il viaggio in macchina a Roma richiedeva 24 ore. Ma la tenacia dei promotori e del mondo bresciano, che viveva nel ricordo della grande corsa, consentì nel 1947 di dare il via alla prima edizione del dopoguerra. I compiti erano immani, solo la genialità di Renzo Castagneto consentì di superare mille difficoltà. Si costruirono ponti provvisori, si studiarono deviazioni e la gara, vinta da Biondetti, che su quelle strade raggiunse una media superiore ai 112 all'ora, ebbe un esito soddisfacente. Possiamo considerare la Mille Miglia un primo impegno concreto della volontà di rinascita che animava tutto il popolo italiano dopo i tremendi disastri della guerra. Non solo la Mille Miglia rappresentava una precisa volontà di ripresa ma certamente ha contribuito ad affrontare i problemi della viabilità, ricostruendo ponti, sistemando strade. Inoltre, merito unanimemente riconosciuto, la corsa permise il collaudo delle macchine, consentendo miglioramenti per l'evoluzione delle tecniche. Non posso dimenticare gli incontri con il grande ingegnere Enzo Ferrari, che con le sue macchine dava singolare prestigio alla corsa; amo sempre ripetere che le "Ferrari" furono le prima ambasciatrici nel mondo della capacità di rinascita del popolo italiano. L'organizzazione della corsa era un'impresa ardua: necessari incontri a Parigi, Londra ed in Germania per assicurarsi la partecipazione delle Mercedes; inoltre bisognava ottenere la collaborazione di tutte le città che si trovavano sul percorso. Sarebbero molte le cose da raccontare, esperienze di vita impegnata, con Castagneto in particolare, per assicurare la continuità della grande corsa. Ricordiamo alcuni episodi significativi: Biondetti, vincitore di tre Mille Miglia nella certezza di morire manifestò il desiderio di essere avvolto nella bandiera della corsa. Altri frammenti. È piacevole ricordare Bracco nel 1952, che sostenne un duello fantastico lottando sulla Cisa nella nebbia contro Kling, pilota della Mercedes. L'amico, giunto al traguardo di viale Rebuffone, non sapendo di aver vinto la corsa, dopo la bella notizia, disse: "Allora merito del buon Bardolino a compenso del duello sostenuto con Kling". Un altro episodio da ricordare a misura dell'importanza che i corridori davano alla Mille Miglia è il rimpianto di Fangio, il quale non mancava di ripetere che in lui c'era molta amarezza per non essere mai riuscito a vincere questa corsa. Lasciamo il triste ricordo dell'edizione 1957, con la sventura di De Portago, il cui dramma ha segnato la fine dell'eroica Mille Miglia. La potenza delle macchine e la passione dei tifosi che si disponevano sui margini delle strade, hanno finito per assumere una dimensione di pericolosità che rese impossibile la continuità della corsa, che venne, com'è noto, definitivamente vietata. Nonostante le drammatiche vicende, non mancarono iniziative per la ripresa delle corse automobilistiche, che erano state tutte sospese. L'impresa era ardua e numerosi gli incontri alla Presidenza del Consiglio. Le discussioni in sede governativa permisero di ottenere l'autorizzazione per corse in salita. Castagneto, che non mancava di capacità creativa, ebbe ad inventare una nuova formula: tratti di corsa in salita e tratti di trasferimento: si trattava di un "rally" particolare che prendeva importanza dal nome della nostra grande gara. Purtroppo i recenti ricordi delle edizioni eroiche riducevano drasticamente il valore della nuova iniziativa. Violente furono le critiche di chi considerava il rally come una diminuzione della storia autentica della grande corsa. Io stesso, non avendo insistito nella difesa della nuova formula, ho contribuito alla fine di quanto oggi rappresenterebbe sicuramente il rally più importante fra quelli di tutto il mondo. Nelle pagine della storia recente il nome di Brescia è legato a quello della grande competizione, basta andare all'estero per averne conferma. Ora la riedizione storica ci fa rivivere, con nostalgia ed amore, il ricordo che, per chi ha vissuto i tempi della meravigliosa avventura, la Mille Miglia, è la corsa più grande e più bella del mondo. Bruno Boni Nella foto sotto la Lady Carla Boni con la figlia  vincitrice di più edizione della coppa della dame.