Lettere di Costante Belletti preside scuola alberghiera

12.08.2012 09:46

In amico di Ponte di Legno ci ha omaggiato di un simpatico quanto importante libretto, stampato da un gruppo di ex allievi, nel quale appaiono una serie di lettere  che l'illustre direttore delle scuole alberghiere di Gardone Riviera, Ponte di Legno e Darfo Boario pubblicò a suo tempo sui quotidiani e settimanali di allora. Presto in questo spazio inseriremo altre lattere pubblicate nel libro.

La prima lettera che ci piace pubblicare

è "I tre Moschettieri di Pontedilegno"

Negli anni fine Quaranta ed inizio Cinquanta del secolo scorso a Ponte di Legno si viveva una vita tranquilla, forse troppo tranquilla senza scossoni di sorta. Il boom che avrebbe trasformato radicalmente il borgo alpino in una ridente e moderna cittadina era di là a venire e faceva parte dei sogni dei più ardimentosi e lungimiranti pensatori. Le giornate si susseguivano monotone e piuttosto grige e a dare un po' di vivacità e pecunia al più elevato paese della provincia c'erano solo le gare sciistiche e l'arrivo dei villeggianti estivi. I dalignesi erano felici che la guerra fosse finita e un po' rassegnati al tran tran quotidiano. Anche le persone di una certa età si erano adagiate su sè stesse e le amicizie erano un po' chiuse. La grande apertura mentale che con il progresso avrebbe contagiato tutti stava per aprirsi ma con un po' di difficoltà facile da comprendere. Ben caratterizzava quell'atmosfera l'amicizia di tre personaggi. Penso che la loro proverbiale unione, tranquilla ed appartata portasse la stessa data della loro nascita. Appena li conobbi li battezzai subito i Tre Moschettieri anche se, alle vivaci spavalderie dei famosi spadaccini, i nostri eroi contrapponevano esemplare modestia, onestà ed attaccamento alla famiglia e al lavoro. Non si interessavano né di politica né degli affari altrui. E tanto per essere aderenti al romanzo di Dumas ben presto i tre amici divennero quattro con l'aggiunta di un novello D'Artagnan proveniente dalla Bassa Bresciana (Leno o Manerbio). Questi quattro amiconi per la pelle e per il... vino erano quasi coetanei con all'incirca una settantina di inverni sulle spalle. A Ponte di Legno più che le primavere si contano gli inverni! Verso le ore 18 di ogni giorno si davano appuntamento nella piazzetta del paese. A quei tempi l'attuale ed accogliente piazza era molto più piccola. Il primo ad arrivare era sempre Enrico Giudici, tecnico della Società elettrica bresciana, seguito da Giacomo Sandrini gestore di una macelleria, il terzo Domenico Zambotti, proprietario di un ben fornito negozio di articoli sportivi ed infine l'oriundo della Bassa Angelo Gandini che gestiva una bottega di frutta e verdura. Sussurrato un breve saluto i nostri amici si avviavano verso il loro bar preferito, anzi verso i loro bar preferiti come vedremo in seguito. Entrati nel primo bar senza profferir parola il barista disponeva sul banco quattro bicchieri e dopo averli riempiti di vino tornava alle sue faccende. Sempre in piedi i quattro Moschettieri iniziavano a sorbire il loro enoico aperitivo. I loro discorsi, se così si possono chiamare, vertevano sul tempo, sulle passate stagioni o su qualche particolare ricordo della guerra '15/'18 alla quale avevano partecipato. Il loro riservato comportamento era più simile a dei soci di un esclusivo club inglese che a degli autentici montanari. Dopo circa un quarto d'ora, silenziosi come erano entrati uscivano per introdursi in una seconda "santella" e a volte anche in una terza. La stessa liturgia dei quattro bicchieri si ripeteva uguale e precisa sempre senza profferir parola. Molte volte venivano nel bar dell'albergo dove alloggiavo ed io, da scanzonato monello mi divertivo un mondo a stuzzicarli sempre con le stesse domande riguardanti i loro eroici trascorsi della Grande guerra. Loro si limitavano a minacciarmi a parole: se avessi continuato a provocarli mi avrebbero fatto trasferire da Ponte di Legno. E intanto calava la sera così verso le 19, finita l'ultima goccia si ritiravano in seno alle proprie famiglie e fino alla sera del giorno dopo era impossibile vederli se non nel luogo del loro lavoro. Miei cari Moschettieri di un tempo beato che fu vorrei tanto, dopo oltre mezzo secolo, chiedervi scusa delle mie innocenti birichinate ma sono certo che la reciproca simpatia e stima che esisteva fra noi confluiscano in quella magica parola che si chiama amicizia che tutto comprende e perdona. Sono anche certo che lassù vi troverete tutte le sere alla stessa ora per cercare un celeste bar dove un "vecchio bianco per antico pelo" di nome Noé vi servirà dell'ottimo vino. Non è stato Noé il primo personaggio al mondo a far uso ed... abuso del vino?

COSTANTE BELLETTI