Vittorio Trainini

13.09.2012 13:16

Ritratto della moglie Signora Ines Meschini Olio. Ca. 1935

 

Attiva borgata di ortolani, di piccoli artigiani era Mompiano quando, il 6 marzo 1888, vi nacque Vittorio Trainini. Borgata da poco accomunata a Brescia, e la campagna vasta cingente il lato meridionale di quel pugno di modeste case adagiate al piede del colle doveva pur essere punteggiata da alcune signorili dimore se, in una di esse, è ricordato motivo pittorico per tradizione attribuito a Lattanzio Gambara.
Ai non trascurabili segni d'arte custoditi dalla vecchia chiesa di 5. Maria, ai moduli della spontanea architettura fatta di semplici fregI: di colonnati e d'archi, di armoniose aperture, fino alla suggestione del quattrocentesco corpo della cappella di S. Cristoforo, collegata alla più vicina chiesa di 5. A n tonino, deve aver guardato il futuro pittore, vivacissimo ragazzo, lo sguardo attento ad ogni manifestarsi della vita.
Nato da Giovanni e da Virginia Bonometti, Vittorio Trainini ha conservato per /'intera esistenza "la forza d'operosità, l'evidente spontaneità del piccolo mondo in seno al quale, dopo esser stato apprendista falegname, ha intrapreso la via dell'arte, discepolo dello zio Giuseppe, pittore - decoratore e restauratore meritevole di più estesa e attenta memoria: uomo d'ingegno, di elette virtù e gentilezza, Giuseppe Trainini sentì in particolar modo il culto dell'amicizia. Maestro d'arte e di artigianato nella scuola di disegno di Virle diretta dal/'ing. Tombola, nel 1903 ha firmato le decorazioni della chiesa di 5. Antonio Abate, estendendo poi l'attività di affreschista a chiese, a ville e palazzi bresciani, della provincia' bergamasca, di Milano, per tre decenni collaborando con Gaetano Cresseri.
Si accingeva ad intervenire in 5.Maria della Neve di Pisogne e nella bresciana chiesa di 5. Lorenzo quando il lungo malanno che lo portò alla morte il 7 gennaio 1940 lo costrinse a immobilità pressochè completa; ma era ancora nel pieno vigore fisico e intellettuale nel 1908 quando, compiuti con distinzione i corsi della Scuola Moretto, il nipote divenne prediletto aiuto, avendo così modo di acquisire i primi elementi di elevata manualità ai quali si coniugano l'esempio di vita proposto dallo zio, ma ancor più
l'ansia di chi “nulla trascura per adornarsi ed inoltrarsi nella via del sapere”.
Pittore fondamentalmente autodidatta quindi, Vittorio Trainini, alla ricerca d'un ideale attraverso l'assidua lettura di autori classici e la visione dei capolavori dell'arte meditati nei Musei, nelle Pinacoteche, nella silente penombra di chiese. Ricerca testimoniata da vari taccuini, da fogli sparsi sui quali soleva tracciare “appunti” pittorici ancor oggi custoditi dai familiari.
Quando intraprende l'attività decorativa, Brescia vive l'estremo brano della vicenda pittorica murale ottocentesca nelle opere di Arturo Castelli (1870 1919), di Cesare Bertolotti (1854 - 1932), di Gaetano Cresseri (1870 1933) e di Giuseppe Ronchi (1873 - 1951) che il giovane avvicina in occasione di manifestazioni organizzate dalla Società per l'Arte in famiglia, così come nel susseguirsi dei futuri viaggi avrà modo di conoscere insigni esponenti della cultura e dell'arte: dal benacense scultore Angelo Zanelli operoso in Roma a Felice Carena, da Armando. Spadini a Piero Bargellini, per non dire dei ripetuti contatti con il Cav. Mazzana, segretario della Pontificia commissione di Arte sacra, i Monsignori Pavanelli e Guerrini, Bazzani e Lanfranchi, (dI caro indimenticabile don Schena).

 

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