Gino Corioni: una storia lunga un quarto di secolo

14.07.2014 09:56

La caduta di Gino Corioni, dal piedistallo sul quale aveva scrutato il futuro del Brescia per quasi 25 anni, ha lasciato nella mente di ognuno dei suoi tifosi o dei suoi denigratori una domanda alla quale,  forse,  soltanto i posteri riusciranno a dare risposta: sono stati maggiori i periodi aurei o quelli bui  che Corioni ha regalato alla città e ai tifosi di Brescia?
La storia di Gino Corioni è punteggiata da vittorie e sconfitte che hanno caratterizzato una vita sportiva comunque intensa e straordinaria.
Ama lo sport, Gino, e questo amore lo portò a  impegnare la sua passione e i suoi capitali nella squadra del suo paese, Ospitaletto, grazie a lui assurto agli onori delle cronache. Si perché proprio l'Ospitaletto fece scoprire Gino Corioni al mondo del calcio, quando quel manipolo di giovanotti vestiti di arancione, partendo dalla promozione, giunsero alla C2 prima e alla C1 poi.
Un miracolo costruito dalle sue intuizioni e da Gigi Maifredi, capaci insieme di costruire una formazione divertente e concreta. Fu proprio quello, forse lo stimolo giusto per spingere Gino Corini, dopo aver sfiorato la presidenza del Milan,ad acquistare il Bologna con il quale, in 7 anni, compì un miracolo triplice: una promozione, una salvezza e una qualificazione in Uefa. Siamo nel 1992 ma già da due anni  aveva le mani in pasta nel Brescia che aveva acquistato da Luciano Ravelli che, a sua volta, aveva rilevato Franco Baribbi nella stagione che aveva visto il Brescia salvarsi dalla Serie C grazie allo spareggio di Cesena.
Era un amico per il Brescia, Gino Corioni, ancora presidente del Bologna e quindi impossibilitato ad assumere identica carica nella sua città. Sborsa una grossa cifra per acquisire la società e altri miliardi impegna per sanare i debiti lasciati dall'allegra gestione precedente. Diventa presidente ufficialmente nel 1992, dopo che con Presidente Claudio Cremonesi, e con allenatore De Biasi, Maran, Zeman, Somma, Cosmi, Cavasin, Sonetti, Mazzone e ancora Jachini, Scienza, Beretta, Calori, Bergodi e Giampaolo.
Dopo Mazzone Corioni non  riesce più a trovare un approdo tecnico duraturo. Intanto è aggredito da una brutta malattia ma riesce a venirne fuori e allora inizia un'altra battaglia, quella per lo stadio che viene progettato in località diverse ma con identica fallimentare conclusione.
E siamo ad oggi e al suo addio definitivo alla guida del Brescia.
Credo che malgrado tutto, Brescia, la città e i tifosi, debbano qualcosa ad un presidente che, tra gli altari e le polveri, ha dato, con cuore ed abnegazione anche se in molti gli rimproverano il coinvolgimento di molti famigliari nella vita della società oltre all’incapacità di coinvolgere nella difficile e costosa gestione della società possibili partener.
Ora auguriamoci che il prossimo presidente, che sarà chiamato alla guida della società, metta nella sua opera lo stesso amore per la Leonessa e per lo sport dell'ultimo predecessore, Gino Corioni, che rimarrà comunque nella storia della squadra  azzurra.
Emilio Carbone