La Mostra gianichese dei Presepi compie vent’anni

05.01.2013 12:44

 

L’edizione numero venti di questo Concorso-Mostra legato al tema del presepe natalizio rappresenta, per la forza cogente dei numeri tondi, un giro di boa, un anniversario, che sollecita più d’una riflessione. Anzitutto rilevando come il puntuale evento artistico-religioso si inscriva a pieno titolo in quella rubrica definita dei “beni immateriali” che connotano e sostanziano il profilo culturale e storico di una comunità di uomini e del loro territorio. Un appuntamento fisso che coinvolge ogni anno, oltre alle migliaia di commossi visitatori, un numero rilevante di protagonisti: ragazzi, intere famiglie, gruppi spontanei e amatori, la cui perizia e creatività ha raggiunto mediamente livelli considerevoli e, in taluni casi, risultati di eccellenza artistica.

La mostra si articola in tre settori il cui nucleo principale si alimenta delle opere presentate per il connesso concorso, con realizzazioni provenienti non solo da Gianico e dalla Valle ma anche da varie località lombarde, dove il nostro tradizionale appuntamento natalizio é noto a tutti gli appassionati del settore. A fianco un’altra sezione espone materiali assai interessanti in cui spicca una ricca collezione di presepi provenienti da ogni parte del globo. Nella dependance della “casa del curato” è invece situato il grande presepe realizzato da Simone Mondini, il cui estro ha origini remote, in saperi antichi, dove il puditì (falcetto) intaglia la materia inerte per creare sogni. Materiali di arte povera si assemblano, si colorano, prendono movimento per trasmettere al visitatore l’incanto e la maestosità del respiro del creato.

Il “Ventennale” rappresenta perciò una tappa importante – non certamente un traguardo – che offre, peraltro, la giusta occasione per manifestare al curatore Fabrizio Antonioli ed allo straordinario Team dei suoi collaboratori, l’apprezzamento e la gratitudine per il loro lavoro, i cui risultati oltretutto arricchiscono i legami relazionali, implementano la coesione sociale ed inoltre hanno consentito al paese di Gianico di fregiarsi di una istituzione culturale di consolidato prestigio, ormai ben conosciuta anche oltre i confini valligiani.

Gettando lo sguardo ai materiali accumulati in questi due decenni è possibile notare come l’iconografia, le scenografie, le simbologie legate alla rappresentazione della Natività di Gesù, abbiano subito, pur in un lasso temporale così limitato, una costante variazione certamente connessa ed indotta dall’evoluzione della società. Nei primi anni novanta del secolo scorso le opere erano ancora ispirate, in prevalenza, ad una visione bucolica e romantica: scene odoranti di muschio, tenui riverberi di lumini, teneri suoni di carillon, dove accanto al Bambinello steso nella greppia, Maria e Giuseppe, apparivano pastori e Re Magi e tutt’intorno, sotto la volta celeste rischiarata dalla cometa, si srotolava un mondo incantato dall’avverarsi del prodigio lungamente agognato. Negli anni più recenti gli stilemi riflettono l’inquietudine della contemporaneità: si assiste a modalità che ricercano astrazioni e forme di stilizzazione più aderenti al gusto corrente, ricorrendo all’utilizzo di materiali nuovi e diversi, come polistirolo, plastica, metallo, vetro, resine sintetiche. Alcuni – forse eccessivamente ancorati alla tradizione - leggono in queste variazioni una deriva al tempo stesso estetica ed etica. Altri notano, per contro, come il mutare delle circostanze, delle sensibilità e delle modalità espressive non possa inficiare la sostanza dell’evento legato alla sconvolgente verità del Dio che si fa uomo ed irrompe nel tempo storico.

Ciò che resta immutata è quindi la passione e la fede di quanti leggono nel presepe il simbolo di una speranza, un rifugio per quotidianità inaridite e mortificate dall’egoismo della competizione sociale e dalla vacuità di un consumismo incapace di fornire risposte di verità e di senso alle nostre vite. In un contesto comunicativo dominato dalla spettacolarità virtuale e dai trucchi rutilanti degli effetti speciali l’antico presepe, nella sua semplicità, mantiene intatto il magico potere di parlare al cuore degli uomini e di affascinare bambini ed adulti.