Storia delle meravigliose Rondinelle d'oro 1981 / 1989

31.12.2013 19:24

 

Era il campionato 80-81 quando il giornale "Brescia Club" ideò la Rondinella d'Oro, un trofeo d'assegnare al giocatore del Brescia che, secondo l'opinione degli sportivi, era da considerare il migliore della stagione.
Un'idea che trovò subito un'ottima accoglienza da parte della tifoseria e risultò alla fine vincente. In piu'di trent'nni crediamo mai il giudizio dei tifosi si discostò da quello strettamente tecnico espresso dai critici, il che equivalse ad una vera e propria investitura del trofeo stesso. Era considerata cosa rara veder concordare il giudizio della critica specializzata con quello espressi dai tifosi eppure, in tutti questi anni, nella maggior parte dei casi ciò si è verificato.
 
Nico Penzo, 1981
Il primo a scrivere il proprio nome nell'elenco dei vincitori fu un centravanti, Nico Penzo, a dimostrazione che il fascino del gol era vivo anche negli anni lontani. Penzo giocò in campionato 1980/81 una stagione magistrale, avvalendosi anche della collaborazione di un'altra punta, Lino Mutti attuale allenatore del Messina. I due, in coppia rappresentarono in quel campionato una delle più prolifiche coppie-gol e Penzo in particolare si esaltò dando pienamente ragione a chi lo aveva dato fiducia. Era un
giocatore dall'innato fiuto della rete, capace di colpire al l'improvviso e in maniera in attesa. Destro o sinistro, di piede o di testa, per lui era
indifferente!
E il suo exploit, sottolineato dalla valanga di voti espressi dai tifosi bresciani, trovò conferma in sede di campagna acquisti quando la blasonata Juventus s'interessò al giocatore e lo volle alla sua corte. Dimostrazione lampante di come tifoseria e tecnici avevano sposato la stessa idea!
 
Gabriele Podavini 1982
Nell'anno successivo (campioato 1981/82) il Trofeo Rondinella d'Oro venne assegnato a Podavini, terzino crescito nella primavera degli azzurri e impostosi all'attenzione generale grazie ad una grinta eccezionale. Un campionato ad altissimo livello quello del giocatore bresciano. Anche in questo caso, ala fine di una stagione prestigiosa, Podavini meritò l'interessamento di una squadra come la Lazio dove, disputò diversi campionati ad alto livello, confermò la bontà della scelta. Un difensore che
divenne addirittura una bandiera per i biancazzurri romani come lo era stata, a suo tempo, per i tifosi bresciani.
 
Stefano Bonometti.1983
E siamo al 1983, anno che consacrò miglior giocatore della stagione 1982/83, con la maglia del Brescia, Stefano Bonometti. E' questo un altro prodotto del vivaio bresciano che, di campioni autentici, ne ha sfornati parecchi. Benchè non tutta la tifoseria lo vedesse di buon occhio, (memo profeta in patrie), non poteva certo essere preso ad esempio di raffinata tecnica calcistica, ma la grinta e la determinazione che il giocatore esprimime assieme ad una serietà professionale esemplare convinsero anche i critici più severi.
Con la maglia del Brescia disputò una decina di campionati sempre al massimo livello soprattutto per il  grande cuore, ha rappresentato per anni un punto  fermo della squadra e nessuno fra i tecnici che si sono succeduti alla guida della formazione azzurra lo ha mai messo in discussione.
 
Tiziano Ascagni 1984
Dopo Bonometti (stagione 1983/84) l'onore di vedere scritto il proprio nome nell'Albo d'Oro della Rondinella tocca a Tiziano Ascagni. Chi non ricorda le giocate fantasiose del giocatore che era capace, da solo, di risolvere una partita? Estroso e incontrollabile, quando la luna girava nel senso giusto, ha rappresentato un divertimento continuo per i tifosi bresciani che spesso affidavano alla sua lunga capigliatura le speranze di successo. E tante volte queste speranze sono state concretizzate proprio da questo stravagante giocatore che forse ha avuto minor fortuna di quanta ne avrebbe meritata.
 
Tullio Gritti 1985
L'anno dopo, alla fine della stagione 1984/85 ,gli sportivi bresciani consacrano il bomber Tullio Gritti, un atleta che ha lasciato un segno indelebile nella storia del Brescia. Giocatore potente, dotato di buona tecnica di base, forte colpitore di testa, autore di segnature acrobatiche che sono rimaste a lungo negli occhi dei tifosi, fu protagonista di una stupenda stagione che si coronò con la promozione dalla serie C alla B; finiva così l'amaro periodo che ha visto le rondinelle militare nella serie C. Più che giusto il riconoscimento dei tifosi e quello della critica che gli valse alla fine il trasferimento al Torino in serie con i granata.
Successivamente Gritti tornò a Brescia ma l'età non era più verde e non poté ripetere le gesta che lo avevano eletto beniamino dei tifosi.
 
Evaristo Beccalossi 1986
Nel 1986 sale agli onori della cronaca il nome di Evaristo Beccalossi, uno dei talenti del calcio italiano, il cui unico difetto, come si conviene ai fuoriclasse, era una certa discontinuità.
Ma le sue giocate hanno rappresentato uno dei capitoli più belli del calcio bresciano. Anche lui era un prodotto del vivaio azzurro, titolare di una  formazione Primavera capace di aggiudicarsi il titolo di campione d'Italia.
Un giocatore dal grande estro, dalla tecnica sopraffina, dotato di un sinistro e di un destro che sembravano baciati dalla grazia. Faceva con i piedi quello che normalmente ognuno è capace di fare con le mani! Crediamo che ancora oggi siano tanti i nostalgici di quando andare allo stadio e vedere giocare Beccalossi, valeva da solo il prezzo del biglietto. La sua carriera trovò poi definitiva consacrazione nelle file dell'Inter. Evaristo fu capace, da solo, di dividere l'Italia in due quando Bearzot, allora C.T.
della Nazionale italiana, dichiarò una sorta di ostracismo al giocatore.
Forse lo tradì il carattere, poco arrendevole, ma certo avrebbe meritato di disputare qualche gara con la maglia della nazionale e sicuramente il calcio italiano ne avrebbe guadagnato. Col "Beca" in regia il Brescia guadagnò la promozione in serie "A".
 
 AlessandroChiodini 1987
Nel Brescia-operaio del 1986/87 il favore dei tifosi venne rivolto ad un toscanaccio tutto ardore e grinta: Alessandro Chiodini. Le sue stagioni al Brescia sono state contrassegnate da un feeling con il pubblico malgrado la sua natura totalmente schiva. In campo era un vero e proprio gladiatore: letteralmente imbattibile sulle palle alte, spigoloso sino all'esaurimento e catalizzatore della difesa azzurra per l'intero periodo vissuto con maglia bresciana sulle spalle. Forse ha fatto storcere la bocca agli esteti del calcio ma il suo rendimento è stato sempre superiore alla media!
 
GabrieleSavino 1988
Dalla forza fisica di Chiodini, nella stagione 1987/88, i tifosi spostarono l'attenzione sui movimenti felpati di Gabriele Savino. Una stagione da incorniciare, quella del giocatore proveniente dalla Lazio: gran corridore di centrocampo, tatticamente molto intelligente,  era solito non mancare agli appuntamenti con il gol e in quella stagione spessissimo il suo nome appariva nel rigo riservato ai marcatori. Sembrava materializzarsi dal nulla in area di rigore avversaria, pronto alla zampata che faceva terminare il pallone in rete. La sua stagione non durò a lungo, stancato dalla fatica e dal gran lavoro svolto a beneficio dei compagni di squadra!
 
Alessandro Altobelli 1989
Nel 1989 arriva la consacrazione ad idolo della tifoseria bresciana di Alessandro Altobelli. Il giocatore di Sonnino era arrivato giovanissimo alla corte bresciana portatovi da quel grande esperto e signore della "pedata" che fu il dott. Fulvio Bernardini allora ds del Brescia di Oscar Comini e qui si era posto in evidenza nelle giovanili sino a quando non venne gettato nella mischia. Le speranze che in molti avevano riposto in lui vennero ben presto confortate dai risultati e non si contano i gol messi a segno da quello che, battezzato a Brescia, divenne poi, con la maglia dell'Inter, lo "Spillo" nazionale! Proprio a Brescia ha preso il via la carriera strepitosa del centravanti che in Spagna siglò uno dei gol della finale mondiale e il riconoscimento che gli era stato negato negli anni giovanili i tifosi bresciani glielo concessero in età avanzata. Quasi un riconoscimento ritardato nel tempo ma dal grande valore morale.