SPEGNERE I COLORI PER ACCENDERE LA FANTASIA Santa Cruz di Nicola Lucchi

16.11.2012 14:57

Dopo essere stati presentati ufficialmente al pubblico nel corso dell'edizione autunnale di Archeoweek 2012 i film vincitori di “Casa dolce casa” approdano a Bergamo, ed entrano a far parte della rassegna cinematografica “Il Grande Sentiero”, organizzata dalla casa di produzione Lab80 e dalla rivista Orobie.

La rassegna “Il Grande Sentiero” - sottotitolo habitat, culture, avventure – propone un cinema dove a dominare è lo spirito della scoperta delle sfide che l'uomo si trova ad affrontare con l'ambiente, in comunità conosciute e non conosciute, con culture e punti di vista inediti. Un cinema dove allo stesso modo trovano spazio l'eccezionale e il quotidiano, la fiction e il documentario, purché in grado di scandagliare il rapporto che intercorre tra geografie ambientali e umane.

In questo modo la Valle Camonica diventa un habitat da scoprire – anche nella sua quotidianità, anche nella familiarità che si ha di esso – e i film realizzati dai giovani registi vincitori di “Casa dolce casa” (il concorso/workshop per filmaker organizzato lo scorso febbraio dal Sistema Musei di Valle Camonica) diventano tasselli e punti di vista privilegiati per scoprire di più il nostro territorio e chi lo abita.

Il primo film di “Casa dolce casa” ad essere proiettato sarà San Martino di Silvia Poeta Paccati, programmato per venerdì 16 novembre presso la prestigiosa sede dell'Auditorium di Piazza Libertà a Bergamo, mentre il 23 novembre presso il teatro Modernissimo di Nembro sarà la volta degli altri due film vincitori: Il rumore dell'erba di Alessandra Locatelli e Il turno di Pietro de Tilla, Elvio Manuzzi e Tommaso Perfetti.

Non solo: nel corso de “Il Grande Sentiero” verrà proiettato anche Santa Crus del regista erbannese Nicola Lucchi, un progetto nato in seno a “Casa dolce casa”, ma poi sviluppatosi in autonomia (la proiezione si terrà il 5 gennaio 2013 presso l'Ecomuseo di Colere).

 

SPEGNERE I COLORI PER ACCENDERE LA FANTASIA

Il Silence Teatro di Lovere ha spento le 25 candeline, e per l’occasione ha pubblicato l’importante volume “Silence – Una goccia bianca nel mare del teatro” (271 pagine, Edizioni Silence Teatro), scritto a quattro mani da Nicola Lucchi e Gianfranco Malonni. Ad arricchire i testi critici e biografici è una vasta sezione fotografica con gli scatti di Federico Caminada e Maurizio Buscarino; le fotografie di Buscarino, il più grande fotografo teatrale italiano, sono state anche oggetto di una mostra estiva allestita a Pisogne all’interno della Chiesa Santa Maria della Neve. Pier Giorgio Nosari, nell’illuminante introduzione al libro, afferma: “Silence, e basta. Perché per farsi sentire a volte bisogna abbassare la voce. Perché per colpire la fantasia a volte bisogna spegnere i colori. Perché per comprendere di essere parte di una comunità bisogna evocare lo spirito di un luogo”. Ne parliamo con l’autore Nicola Lucchi, membro dell’Associazione Silence Teatro dal 2005, laureato in Pedagogia e Lettere Moderne, appassionato di cinema e teatro.
- Il Silence spegne 25 candeline. Un quarto di secolo vissuto sempre in sospeso tra il teatro, l’arte  e il silenzio di scena, sperimentando nuovi linguaggi e nuove vie espressive. Qual è stata l’importanza di questa “officina” creativa?
"Sono 25 anni di teatro per l’Europa, ma sono soprattutto l’amore per il teatro che spinge tutt’oggi il regista Luigi Pezzotti e la sua squadra a realizzare spettacoli altamente professionali che con la loro semplicità hanno saputo conquistarsi affetto e credibilità oltre i confini del nostro continente."
- Sfogliando il volume, balza all’occhio la componente del viaggio, inteso come esplorazione di nuovi luoghi e interazione con nuovi volti e parole. Che rapporto c’è tra il Silence Teatro e i territori che hanno fatto da cornice ai suoi allestimenti?
"Alcuni spettacoli del Silence non sarebbero mai nati se non grazie ad uno stretto legame con il territorio, basti pensare a “Manda il tuo raggio”, nato a Cerveno, o “FiguraAzione” che tramite le parole di Pavese porta in scena la nostra memoria. Sfortunatamente è dalla parte degli enti locali che troppo spesso si percepisce una carenza d’attenzione verso le realtà culturali che fioriscono tra le nostre montagne. Del resto, però, se posso citare un’espressione di Wittgenstein a me molto cara: “i pesci sono gli ultimi ad accorgersi dell’acqua."
- Arrivati al 2011 le compagnie teatrali stanno vivendo un momento difficile, dettato soprattutto dalla crisi economica. Come sta vivendo questo momento il Silence Teatro?
"La crisi è un problema serio. Ma il Silence continua a realizzare decine di spettacoli all’anno in tutta Europa. Sul futuro del Silence posso risponderti con le parole del regista Pezzotti: “Sembra che i fuochi d’artificio, i fumogeni, i tamburi e i trampoli siano gli elementi determinanti per arrivare al pubblico della strada. Quello che a mio avviso è la forza del Silence è il concetto opposto. Quindi per il futuro intendiamo proseguire il nostro cammino con questa filosofia*."