Una riflessione sul legame tra la Mille Miglia e la Franciacorta di Adriano Baffelli

13.02.2013 21:17

Il revival della Mille Miglia e la Franciacorta:
due splendidi esempi del “made in Brescia”

Legami ed intrecci tra la Freccia rossa ed il prezioso vino,
frutto di un ambiente ricco di storia e di fascino
Intrigante, il tema, lo è senza dubbio. Verrebbe, d’acchito, spontaneo rispondere che si tratta di due realtà di rilievo ed immagine notevoli. Due straordinari fiori all’occhiello del “made in Brescia”, città e provincia eccezionali, per ingegno, capacità di fare mai disgiunta da un’analoga, grande capacità d’ideare, quindi realizzare progetti altisonanti.
Immagino quale clima aleggiasse nelle prime riunioni, correva l’anno 1926, nello studio milanese dell’ingegner Giovanni Canestrini, tra lo stesso padrone di casa – affermato giornalista sportivo – il bresciano d’adozione Renzo Castagneto, il clarense Franco Mazzotti ed il Conte Aymo Maggi, bresciano di Franciacorta, allorquando s’iniziava ad ordire la solida trama della corsa più famosa e blasonata al mondo. Altre riunioni, pure all’insegna della trepidazione e dell’entusiasmo, si tennero a Villa Mazzotti ed a Calino, appunto in Franciacorta.
Eguale clima, in fin dei conti, si respirava nella prima cantina di Franciacorta – tra il finire degli anni Cinquanta ed il primo vagire del decennio successivo – che decise di affrontare una nuova avventurosa sfida: affiancare al rosso ed al bianco “tranquilli”, da tempo immemore vessillo di questa contrada vinicola, il “Pinot di Franciacorta” con le bollicine.  
Da quella fase pionieristica…molti tappi sono saltati. La consistenza e l’immagine del Franciacorta e della Franciacorta, sono cresciute con costanza. Tappa dopo tappa, corsa dopo corsa, numerose metaforiche bandiere a scacchi hanno salutato i successi del prestigioso prodotto, dal 1995 arricchito dalla Denominazione d’origine controllata e garantita, e dei suoi piloti, ovvero delle decine di produttori, capaci d’ottenere, con un paziente e qualificato lavoro in vigna ed in cantina, una magia in bottiglia.    
Oltre che un legame, abbiamo individuato anche una sorta di passaggio di testimone tra le due realtà: quando la Mille Miglia competitiva tramontava, arrestata dal tragico incidente che nell’edizione del 1957, vide protagonista il pilota Alfonso De Portago a Guidizzolo, borgo della terra mantovana (persero la vita il corridore stesso, lo statunitense suo compagno di gara Edgar Nelson e nove spettatori), la Franciacorta vitivinicola, oggi illuminata da un radioso successo, viveva il suo albore.
Le cronache dei decenni ruggenti della Brescia – Roma – Brescia, s’intrecciarono con la Franciacorta più volte. In particolare sempre grazie alla vivace ed eclettica figura del Conte Maggi. La signorile dimora di Calino era teatro, nei giorni di preparazione della corsa, d’incontri, feste, ricevimenti, ai quali intervenivano, fra gli altri, i driver inglesi. I piloti d’Oltremanica, inoltre, amavano prendere alloggio in uno storico albergo d’Iseo, centro che, sempre più, incarna il ruolo di cerniera tra la Franciacorta ed il Sebino. Un parallelismo tra Mille Miglia e Franciacorta, con riferimento sia al territorio, che al vino prodotto, secondo rigide regole, nel solco del metodo classico con rifermentazione in bottiglia, può essere stabilito considerando, ad esempio, il fascino, il glamour, riconosciuti ad entrambe le due realtà. Mille Miglia e Franciacorta evocano eleganza, dinamismo, concretezza e fantasia.
Sarebbe auspicabile uno strappo al programma ed al tracciato, che ovviamente si rifà a quello storico, da parte degli organizzatori dell’attuale “Freccia rossa”, inserendo – almeno occasionalmente – una tappa nella verde, morbida e suadente terra del Franciacorta. Si celebrerebbe, così, un matrimonio davvero nobile e singolare, ma certo non inatteso e ricco di significato.
Adriano Baffell