Una «Rondinella d'Oro» non fa primavera

06.12.2014 14:34

Una «Rondinella d'Oro» non fa primavera. E quattro gol in due partite, tutti su rigore, non fanno uno straccio di vittoria. Oggi ci vuol ben altro che un superpremio - gradito, graditissimo, sia chiaro - per far tornare il sorriso ad Andrea Caracciolo. Mai così prolifico (9 gol in 13 partite), mai così poco decisivo per le sorti di un Brescia che non ingrana, non vince e fatica come i persiani alle Termopili quando affronta gli avversari in schiacciante superiorità numerica. CARACCIOLO ha ricevuto la «Rondinella d'Oro 2014» ieri sera al bar Caffè Vittoria Alata in via Diaz 11. Il premio, promosso e organizzato dal giornale Brescia Club e assegnato da una giuria mista composta da giornalisti e tifosi, viene assegnato al miglior giocatore dell'anno solare. E nel grigiume di questo 2014 nessuno è stato come Caracciolo, grande, grandissimo mentre il Brescia diventa sempre più piccolo. L'Airone ha parlato del momento senza accennare alla situazione economia della società, ma è stato «impallinato» dalla domanda pelosa di un tifoso d'eccezione. Luciano Dal Ben, pilota bresciano vintage, anch'egli premiato dal Brescia Club, gli ha chiesto un conforto: «Una parola lieta per tutti noi tifosi che siamo preoccupati per questo Brescia in crisi nel momento più difficile della sua storia». Ma Caracciolo ha ribaltato la prospettiva: «Forse è lei che deve dirla a noi». Resa? Mancanza d'animo, di voglia di lottare? Certo che no, l'Airone scherzava. Ed ha aggiunto, a conforto del preoccupato Dal Ben, che «il Brescia può fare molto di più. Siamo una buona squadra quindi dobbiamo trovare necessariamente il modo per fare meglio». Ma è un meglio che non passa per forza per i suoi gol. «Io devo sempre pensare a segnare, è il compito di ogni centravanti - puntualizza Caracciolo -. Ma il calcio è un gioco di squadra, quindi è lì, a livello di collettivo dove dobbiamo migliorare». Tradotto. Non si può uscire dai momenti neri con le giocate di un singolo calciatore, anche perché di calciatori in grado di trascinare le squadre fuori dal baratro da queste parti non ce ne sono da un pezzo. L'ultimo fu Roberto Baggio, unico oltre a Caracciolo capace di vincere due Rondinelle d'Oro ravvicinate. «Ci ho messo qualche anno più di lui a farlo - scherza Caracciolo -. Spero che sia di buon auspicio». LA PRIMA VOLTA fu nel 2009. L'anno dopo il Brescia e il suo Airone spiccarono il volo verso la Serie A. Oggi quei momenti sembrano lontani anni luce, eppure son passate poche difficilissime stagioni. E sempre per stare dalle parti di Baggio, il prossimo impegno del Brescia (dopo la Coppa Italia di Marassi) sarà contro il Vicenza. «E' una squadra in crescita - ammette Caracciolo -. Noi però dobbiamo presentarci a giocare la partita arrabbiati, affamati». La fame e la cattiveria devono essere due preziose alleate del Brescia in questa fase di risalita. Ma sono armi che, forse, potrebbero non essere nel dna di questa squadra, abituata alla nobiltà di classifica nella Serie B, quindi in difficoltà quando si tratta di preferire qualche giocata sporca al numero di pregevole fattura. Al Caffè Vittoria Alata è stato chiesto a Caracciolo se esista un segreto per uscire da un momento tanto delicato. Risposta: «Affrontare le partite con la mente giusta e accettare le critiche». E farsi scivolare addosso la situazione societaria, per quanto sia difficile il momento. L'auspicio personale dell'Airone, invece, è «qualche gol in meno per Caracciolo, qualche punto in più per il Brescia». 

Nelle foto, oltre a Caracciolo, il Direttore A.G.Zanolli con Dal Ben